Articoli recenti

I contenuti presenti sul sito di “3D Vision sas ” non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.

Copyright © 2019 – All rights reserved

We are Zainocratici

Aumentano gli smart workers. Per forza: c’è dentro una rivoluzione. Quella che Leonardo Previ, docente di Gestione delle risorse umane alla Cattolica di Milano, spiega nel saggio – pamphlet “Dalla burocrazia alla zainocrazia”. Il Futuro è nello zaino, che diventa metafora del profondo cambiamento che sta investendo il mondo del lavoro e delle sue opportunità più ottimistiche. Previ oppone « alla burocrazia, ovvero il potere della scrivania, la zainocrazia, fondata sull’idea che ogni persona sia un giacimento ambulante di risorse inesauribili. Ma se la deambulazione cessa, il giacimento si ritrae. Abbiamo un cervello così sviluppato perché serve a governare una capacità estremamente complessa: il movimento».

Doxa, che cura per il Politecnico di Milano l’Osservatorio dello Smart working, può offrire alcuni dati sul nomadismo professionale. «Oggi in Italia», spiega Renata Soru, « sono quasi 300mila i ‘ lavoratori agili’, ovvero coloro che godono di discrezionalità di luoghi, orari e strumenti di lavoro, con l’obiettivo di svolgere al meglio le proprie mansioni » . Ovviamente non tutti i lavoratori agili sono gli zainocrati descritti dal saggio di Previ. Molti sono semplicemente degli sfortunati, spesso donne o precari, su cui le imprese hanno scaricato i risparmi in spese per gli uffici e per le dotazioni tecnologiche. Assoufficio, l’associazione di categoria dei produttori di mobili e dotazioni da ufficio, ha appena dedicato una giornata di studi all’evoluzione degli spazi di lavoro. Tra gli esperti, l’architetto Paolo Favaretto, che conferma: «i cambiamenti che ho visto negli ultimi anni, con uffici open space popolati di divani, pouf e chaise longue, cubicoli per telefonare in riservatezza, postazioni di lavoro simili ad alcove, sono quasi sempre dovuti al fatto che gli imprenditori non vogliono più spendere negli uffici e preferiscono soluzioni economiche e facilmente riadattabili. Anche se io non credo che chi lavora possa farlo solo con un laptop sulle ginocchia e una tazza di caffè in mano».

«Lo Smart working», osserva Previ, è una risposta che le imprese, soprattutto quelle molto grandi, si danno in seguito al processo di digitalizzazione; una delle conseguenze è ricaduta sulla centralità del luogo di lavoro perché lì erano custoditi gli strumenti del lavoro. Si tratta di una fase in larga parte conclusa. Quindi, sempre più spesso per andare in ufficio devo avere una buona ragione, e questa è essenzialmente che posso incontrarmi con gli altri. La convivialità è premessa alla cooperazione. Attraverso l’incontro generiamo valore».

Ma, sia che lavorino da casa o in ufficio, sia che siano spesso in viaggio, gli zainocrati sono una categoria trasversale. L’opposizione tra burocrate e zainocrate, fra ufficio e viaggio, più che lettera, è metafora che si sostanzia nel simbolo dello zaino. « Una presunta freccia evolutiva disegna il passaggio dall’agricoltura alla fabbrica, e infine all’ufficio: al contadino succede l’operaio, infine l’impiegato, ma si tratta di una falsa evoluzione, un’idea corrente che accettiamo per riflesso condizionato: perché mai l’impiegato sarebbe superiore al contadino? E in ogni caso, se in diecimila anni abbiamo compiuto il percorso dal settore primario al terziario, la nostra natura più vera e profonda è quella del periodo che chiamo ” zerario”: gli oltre trentamila anni in cui siamo stati cacciatori e raccoglitori, dunque nomadi » . Nella sedentarietà, Previ individua la situazione di lavoro delle «macchine banali, ovvero quelle macchine artificiali o umane che ripetono azioni standardizzate, procedure, risposte codificate a domande prevedibili, come un robot o un computer, o appunto un burocrate. Gli umani che vorranno continuare a essere macchine banali forse avranno più garanzie, ma difficilmente considereranno il lavoro come espressione di sé».
fonte
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/03/03/il-futuro-nello-zaino46.html